STORIADIFANNA

panorama di Fanna

Il nome di Fanna deriva molto probabilmente dalla voce "Bosco sacro" ed è di origine romana. Fino al 1873 Fanna era unita al vicino paese di Cavasso e si chiamava semplicemente Fanna-Cavasso, con sede amministrativa a Fanna, in seguito Cavasso ottenne il distacco costituendosi in comune autonomo. Durante la seconda guerra mondiale il paese è stato sede di un comando tedesco, ed era stata protetta con alcuni obici e qualche centinaio di soldati, che hanno combattuto contro i partigiani rifugiati a nord, nelle colline.

 

Secondo lo storico Liruti, il castello di Fanna (nominato anticamente “Arx Micae”, cioè “Roccaforte sul Mizza”) esisteva già prima del VI secolo, così come i castelli di Caneva, Polcenigo, Aviano, Montereale, Maniago, Meduno, Toppo, Solimbergo, Spilimbergo, Castelnovo, Pinzano, Ragogna ... tutti posti a difesa della zona pedemontana, attraversata dalla strada detta “Vastata Ongarorum” (“Ongaressa” per la denominazione popolare).
Il comprensorio pedemontano, dove ora sorgono Fanna, Cavasso Nuovo (già Fanna di Sopra) e Maniago, era abitato anteriormente alla conquista romana da popolazioni di origine celtica. Nel periodo augusteo questo territorio era sicuramente parte della Regione X “Venetia et Histria” con capitale Aquileia.

 

Le prime notizie dell’esistenza della Chiesa San Martino di Fanna risalgono alla metà del secolo VIII quando questo luogo, circondato da selve, fu scelto da San Anselmo (Duce del Friuli e figlio di Re Rachis) per costruirvi un monastero e la cappella dedicata a San Martino verso l’anno 750 d.C. Si attribuisce infatti ai Longobardi, convertitisi al Cristianesimo, la ripresa della diffusione della fede in questi luoghi della Pedemontana dopo le distruzioni e le rovine causate dalle invasioni barbariche e dall’esercito di Odoacre.

Secondo Pré Antonio Purliliese, che fu vice-abate a Fanna tra il 1508 e il 1532, il monastero di suore sorse nel secolo XI circa, per iniziativa di una nobildonna dei Prata-Porcia che, dopo essere rimasta vedova di un discendente dei Polcenigo-Fanna, destinò le proprie fortune alla costruzione di un convento femminile. Circa 100 anni dopo, a causa della peste, morirono tutte le suore tranne la badessa che, recatasi in pellegrinaggio a Roma, sulla via del ritorno, fermatasi nell’Abbazia Benedettina di S. Maria di Pomposa, decise di donare il proprio monastero di Fanna alla prestigiosa istituzione (correva l’anno 1153).
La cessione della potente Abbazia di Fanna diede luogo a non poche controversie che si prolungarono nei secoli, tanto da provocare l’intervento di ben due papi, Alessandro III e Lucio III. In ogni caso, con la bolla di papa Lucio III del 1186, venne sancita la competenza per la giurisdizione temporale sui beni pomposiani al preposto di S. Martino.

La seconda metà del XII secolo segna il periodo di maggiore splendore per S. Martino di Fanna dove l’abbazia di Pomposa estendeva la propria competenza anche “in spiritualibus”.
Nel 1338 Pomposa ribadì i propri diritti e, tra le altre disposizioni, diede anche quella di apporre alla porta della chiesa di S. Martino lo stemma pomposiano: una stella gialla in campo azzurro con la sigla dell’Ordine, sottolineando con ciò la propria giurisdizione sia temporale sia spirituale.
Infine, dopo alterne vicende e dopo la costituzione nel 1586 della Parrocchia di S. Martino di Fanna con la bolla di papa Benedetto XIV, del 1746, l’Abbazia di San Martino fu soppressa ed i suoi beni patrimoniali passarono al Seminario diocesano di Portogruaro, fondato all’inizio del XVIII secolo.
Attorno al monastero, poi abbazia, si sviluppò l’abitato dell’odierna Fanna di Sopra, che costituiva la Pieve di S. Remigio (ora Cavasso Nuovo). Entrambi gli abitati, però, formavano un’unica giurisdizione civile sotto i Conti di Polcenigo-Fanna e venivano indicati con il comune toponimo di “Fanna”.
I Conti di Polcenigo conquistarono il feudo di Fanna dopo il 1000, in una guerra contro il Patriarca di Aquileia. Nel 1600 raggiunsero l’apice del loro splendore ottenendo anche il titolo di Conto Palatini e di Marchesi di Mizza; in tale secolo il maniero venne sostituito dal sontuoso “Palazat”, che troneggia in Piazza Plebiscito a Cavasso Nuovo.
La storia più recente di Fanna è stata strettamente legata all’emigrazione e appena attorno agli anni ‘50 questo fenomeno si attenua fino a non costituire più il problema di un tempo.
Intorno agli anni ’30 Fanna contava circa 5.000 abitanti, ora ne conta 1.500 appena e, fra questi, molti sono gli immigrati da altre località (soprattutto montane).
Nello stesso periodo Maniago contava 6.000 abitanti, mentre ora ne ha circa 10.000.
Già nel secolo XVIII i terrazzai ed i mosaicisti di Fanna erano largamente conosciuti in Francia (Parigi); acquistarono gran nome nel secolo XIX per la costruzione di pavimenti ornati e a mosaico in Veneto, Lombardia, Francia, Austria, Ungheria, Russia ed America; agli inizi dello scorso secolo l’emigrazione si dirigeva soprattutto in Austria e Germania; taluni si spingevano fino in Giappone, Transvaal, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, Cuba, Spagna, Inghilterra, Olanda, Canada.